Pensiero orizzontale – Nuovo punto di osservazione

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« UNICEF: OGNI GIORNO MUOIONO 26 MILA BAMBINI

I bambini continuano a morire a frotte per fame, per malattie infettive, per cattive condizioni igieniche. Si tratta di 26 mila bambini con meno di cinque anni – l’80% nell’Africa sub-sahariana e nell’Asia meridionale – che nel mondo ogni giorno soccombono a cause ambientali e sociali facilmente prevenibili, praticamente scomparse nei paesi occidentali. Questo dramma quotidiano è segnalato dall’Unicef, che oggi ha presentato il rapporto sulla condizione dell’infanzia nel mondo, dedicato al diritto alla salute ("Nascere e crescere sani"). Per la prima volta nel 2006 – ribadisce l’Agenzia dell’Onu per l’Infanzia – le morti dei bambini sono scese sotto i 10 milioni (erano 20 milioni nel 1960). Tuttavia, sono ancora tanti i decessi dei più piccoli, 9,7 milioni. Nel 2006, il tasso globale di mortalità infantile sotto i cinque anni era di 72 morti ogni mille nati vivi, il 23% in meno rispetto al 1990.

Per che cosa si muore? Per guerre, disastri naturali, Aids, miseria e scarse strutture medico sanitarie. Alcuni paesi in via di sviluppo come Cuba (7 morti ogni mille nati vivi), Sri Lanka (13) e Siria (14) hanno ottenuto i massimi risultati nella riduzione della mortalità infantile. Al contrario, Sierra Leone (270), Angola (260) ed Afghanistan (257) continuano ad avere i tassi più alti al mondo. All’ultimo ed ambito posto della classifica per tasso di mortalità infantile ci sono la Svezia e Singapore (189/o posto). Anche l’Italia si colloca in fondo, è al 175/o posto. La mortalità infantile risente delle condizioni di vita delle madri ed anche in questo caso le informazioni non sono incoraggianti. Mezzo milione di donne muore ogni anno per motivi legati al parto o alla gravidanza. Nei paesi in via di sviluppo un quarto delle donne incinte non riceve nemmeno una visita medica prima del parto. Le bambine sotto i 15 anni hanno 5 volte più probabilità di morire per parto rispetto alle ventenni. I paesi dove è più alta la mortalità materna è il Niger (una probabilità su 7 di morire), Sierra Leone ed Afghanistan (una su 8); i più bassi Argentina (una su 530), Tunisia (una su 500), la Giordania (una su 450). Nell’Africa sub-sahariana assicurare l’assistenza sanitaria alle madri per il 90% vuol dire riuscire a salvare 800 mila bambini ogni anno.

- DI COSA MUOIONO I BAMBINI. Le principali cause di morte sono le complicazioni neonatali (36%), la polmonite (19%), la diarrea (17%), la malaria (8%), il morbillo (4%), l’Aids (3%). Di diarrea, ad esempio, muoiono circa 2 milioni di bambini l’anno. Rilevante anche la malnutrizione che è il principale fattore della metà delle morti di bambini.

- FRA DUE ANNI, QUASI 16 MLN BAMBINI ORFANI PER L’AIDS. 2,3 milioni di bambini sotto i 15 anni vivono con l’Hiv. Nel 2006, ci sono stati 530 mila nuovi contagi, per lo più trasmesso da madre a figlio. Entro il 2010, soltanto nell’Africa sub-sahariana saranno 15,7 milioni i bambini rimasti orfani a causa dell’Aids.

- MANCANZA D’ACQUA POTABILE, 1,5 MLN DI MORTI L’ANNO. La mancanza di acqua potabile e servizi igienico-sanitari adeguati sono all’origine dell’88% dei decessi dovuti a malattie diarroiche, ossia a oltre 1,5 milione di morti l’anno. Se si migliorasse l’accesso ai servizi, si ridurrebbe di un terzo la morbilità associata alla diarrea. Il dossier segnala anche le ricadute che i conflitti producono nella qualità della vita delle persone, bambini compresi. Attualmente oltre 40 paesi, il 90% dei quali a basso reddito, sono coinvolti in conflitti. L’Unicef sollecita alleanze comunitarie per combattere le morti dei bambini e ribadisce l’obiettivo prefissato entro il 2015 che prevede la riduzione di due terzi della mortalità infantile ricorrendo a politiche mirate, in particolare, contro le infezioni e per l’assistenza al parto. I costi – precisa – non sono altissimi. Si stima, ad esempio, che nell’Africa sub-sahariana l’applicazione di un ‘pacchetto-minimo’ di interventi essenziali, in grado di ridurre la mortalità infantile di oltre il 30% e la mortalità materna di oltre il 15% potrebbe avere un costo aggiuntivo, rispetto ai programmi attuali, di 2-3 dollari procapite.

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